Marco Simoncelli: un giovane con le ali

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simoncelliNon conoscevo bene Marco Simoncelli, pur noto al pubblico amante dei motori, ma non popolare quanto Valentino Rossi, the doctor.
Ricordo di lui la folta criniera indocile e indomita, trattenuta a stento da una fascia sbarazzina e di tendenza, nonché la figura snella e dinoccolata di chi ha fretta di vivere e di scappare verso lidi sconosciuti, alla conquista del domani.

Ma mi colpì, guardando distrattamente una sua intervista trasmessa in seconda serata sulle reti nazionali, il suo sorriso buono, l’aria di chi è sicuro del proprio talento, pur senza ombra di spocchia e sfida verso i colleghi, per i quali aveva parole di stima e benevolenza.

E sorrideva Marco, parlando della famiglia a cui era legato profondamente, sorrideva sornione parlando delle sue gare, sorrideva con un lampo negli occhi esponendo i suoi sogni e progetti ignaro che, di lì a poco, sarebbero stati infranti da una tragica fatalità.
Come accettare la morte repentina e assurda di un giovane 24enne? In una giornata di festa, di massima concentrazione, lontano dal proprio paese e fiducioso di portare a casa, se non la vittoria, almeno l’orgoglio per la propria prestazione di alto livello.
Sappiamo bene che il destino ci attende al varco e che nulla vale contro quel disegno imperscrutabile che sovrasta le nostre vite come una spada di Damocle.

Muor giovane colui che al cielo è caro ripeteva Menandro, insigne poeta e commediografo greco. Ma non è forse meglio invecchiare in buona salute, si intende, affrontando eventuali rovesci della sorte ed essere un po’ più invisi al cielo e cari alla terra?
Marco non doveva più essere di questo mondo. Una carriera distrutta, una gioventù bruciata non da vizi, ma dalla mala sorte, una vita strappata.

E allora corri, Marco, va’ dove ti portano le ali delle tue ruote, sulle piste dei cieli interminabili, senza cronometri, senza competizioni, senza vittorie né sconfitte, dove lo stridore delle due ruote si perde nell’infinito ovattato silenzio.

grazie a Chiara Civolani

Razzismo

La breve scena che segue si e’ svolta sul volo della compagnia British Airways, tra Johannersburg e Londra.

Una donna bianca, di circa 50 anni, prende posto in classe economica di fianco ad un nero.

Visibilmente turbata, chiama la hostess.

“Che problema ha signora?” chiede l’hostess.

“Ma non lo vede?” risponde la signora “mi avete messo a fianco di un nero!!!

Non sopporto di rimanere qui. Assegnatemi un altro posto.

Per favore, si calmi dice l’hostess

Perche’ tutti i posti sono occupati. Vado a vedere se ce n’e’ uno disponibile.

L’hostess si allontana e ritorna qualche minuto piu’ tardi.

Signora, come pensavo, non c’e’ essun altro posto libero in classe economica.

Ho parlato col comandante e mi ha confermato che non c’e’ nessun posto, neanche in classe executive.

Ci e’ rimasto libero soltanto un posto in prima classe.

Prima che la donna avesse modo di commentare la cosa, l’hostess continua:

Vede, e’ insolito per la nostra compagnia permettere a una persona con biglietto di classe economica di sedersi in prima classe.

Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi a fianco di una persona sgradevole.

E, rivolgendosi al nero, l’hostess prosegue: “Quindi,signore, se lo desidera, prenda il suo bagaglio a mano che un posto in prima classe la attende…”

E tutti i passeggeri vicini che, allibiti, avevano assistito alla scenata della signora, si sono alzati applaudendo.

 

L’unica razza che conosco e’ quella umana.
(Albert Einstein)

 

Grazie a Enea per la segnalazione